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L’acronimo UTP unlikely to pay significa letteralmente “improbabile che paghi”, in termini pratici si tratta di crediti che risultano di difficile recuperabilità. La banca, in buona sostanza, ha stabilito che probabilmente recuperarli sarà solo più difficile ma non impossibile.

Ultimamente i crediti UTP stanno scalando le vette delle classifiche sia in termini mediatici che in termini di interessi economici, basti pensare infatti, che oltre ad essere in costante aumento, a fine 2017 ammontavano complessivamente a circa 94 miliardi di euro, costituiscono una grandissima opportunità per chi vorrebbe guadagnare investendo su di essi.

Le banche purtroppo al momento non sono esattamente in grado di gestirli, limitandosi ad accostare in via analogica le medesime regole applicate ai crediti deteriorati.

Facciamo un passo indietro. Spieghiamo praticamente di cosa stiamo parlando: “Marco e Laura sono sposati da tre anni, un anno dopo il loro matrimonio acquistano la casa dei loro sogni. In quel momento, entrambi avevano una finanza familiare solida e la banca gli ha concesso facilmente il mutuo. Marco, perde momentaneamente il lavoro e l’intera famiglia fa fatica a fronteggiare le spese, in particolare non riescono a pagare le rate del mutuo. La banca li contatta, intimandogli di saldare le rate scoperte, e classifica il credito nei loro confronti come unlikely to pay, ovvero come difficile da recuperare”.

Ecco la differenza, gli UTP sono crediti di improbabile recuperabilità, appena prima degli NPL ovvero dei crediti inesigibili, spesso ancorati a difficoltà economiche momentanee delle famiglie o delle aziende piuttosto che a stati di insolvenza cronica e incancrenita.

E’ opportuno osservare, semplificando moltissimo, che quando la banca gestisce in modo errato gli utp classificandoli, purtroppo, come crediti inesigibili genera nei confronti del debitore un disastro spesso non più arginabile che, approdando poi alle rispettive procedure esecutive, azzera non solo qualunque possibilità di accedere a nuova liquidità ma stringe il debitore nella morsa della vendita del bene pignorato.

Riprendendo l’esempio di Marco e Laura, la banca gestendo l’utp come credito deteriorato approderà certamente al pignoramento immobiliare e dunque alla dismissione del patrimonio dei coniugi. Invece, l’assenza di lavoro di Marco è momentanea o comunque certamente perimetrabile nel tempo. Né Marco né Laura hanno intenzione di non pagare le rate del mutuo e certamente non hanno alcuna intenzione di perdere l’unica casa che hanno acquistato con tanti sacrifici.

Negli ultimi tempi siamo chiamati ad affrontare tale genere di inconveniente. Famiglie o aziende oggi nuovamente solide e pronte a ripianare gradualmente il proprio debito incastrate purtroppo nella morsa di un pignoramento frutto della collocazione a suo tempo di un utp in npl.

La situazione appena sopra palesata non è assente di frecce al proprio arco, tuttavia una diversa gestione degli UTP unlikely to pay, se fosse possibile, potrebbe avvantaggiare entrambi i giocatori sia creditori che debitori. Basti pensare in astratto alla possibilità di collocare sul libero mercato da parte delle banche i single name ovvero cedere a prezzi vantaggiosi le singole posizioni debitorie (Marco e Laura) a soggetti terzi (ad es. un amico di Marco) che non appartengono necessariamente alle grandi squadre della finanza strutturata.

Questo consentirebbe numerosi vantaggi:

Per la Banca:

  • Il credito potrebbe essere ceduto ad un prezzo certamente più alto degli NPL;
  • Il credito potrebbe essere rifinanziato per mezzo di un nuovo mutuo concesso all’amico di Marco;
  • Sottrazione della sofferenza dal bilancio;
  • Nessun ulteriore costo di gestione della posizione;
  • Azzeramento dei costi di due diligence in quanto essi ricadrebbero in capo ai soggetti interessati;

Marco e Laura:

  • Non subirebbero più lo stress delle continue richieste di ripianare il debito;
  • Vedrebbero scongiurato il rischio di una procedura esecutiva immobiliare pressoché immediata;

Amico di Marco:

  • Aiuterebbe una famiglia in difficoltà;
  • I propri risparmi sarebbero ricollocati e tutelati dalla ipoteca di primo grado;
  • Guadagnerebbe il differenziale tra quanto pagato dalla banca e quanto otterrà negli anni da Marco e Laura;

Inoltre, trascurando per un istante l’evidente riduzione del carico giudiziario, si aprirebbero nuovi scenari sul marcato del lavoro. Basti pensare all’assistenza a questo tipo di operazione finanziaria. Due diligence dedicate e personalizzate.

Una due diligence tesa alla ristrutturazione non più agganciata esclusivamente al servicer ma una analisi più attenta che riporterebbe il credito sul territorio, sui problemi delle province, dei comuni. Una due diligence che sappia analizzare esigenze concrete e cosa abbia generato quel debito, senza snaturare, naturalmente, il valore del prestito da quello delle realtà familiari e aziendali che patiscono molto spesso l’assenza di una liquidità momentanea.

Siamo consapevoli che quanto sopra al momento è difficilmente realizzabile ma il mercato degli Utp unlikely to pay sta crescendo, anche grazie alla maggiore attenzione del Regolatore Europeo che ha inviato un messaggio chiaro alle banche. Per ridurre il peso delle sofferenze, si deve intervenire prima, cedendo, ove possibile, i crediti in odore di deterioramento e anticipando la soluzione del problema.

Suggerire, anche in poche righe, una nuova tipologia di prodotti finanziari potrebbe essere una strada per il futuro

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